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Viaggio della legalità e lotta alla Mafia

Giacomo Tassinari e Riccardo Vecchio - La Redazione


Viaggio della legalità e lotta alla Mafia. Due classi del liceo scientifico nel mese di marzo si sono recate in Sicilia e hanno ripercorso, tra visite e testimonianze, la storia del fenomeno mafioso.  Il 21 marzo, non è solo l'inizio della Primavera, ma nel calendario civico, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia in cui in Italia si rinnova annualmente la volontà di una lotta comune alla criminalità organizzata e a simbolo - come nota Nando Dalla Chiesa, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia - "sia la rinascita che la vita”.

Durante il viaggio d'istruzione in Sicilia, noi della 3BLS e la 3DLS, abbiamo avuto l’opportunità di visitare diversi musei e mostre trattanti l’argomento della legalità e storia della mafia, ma anche di parlare direttamente con una persona molto vicina alla violenza messa in atto dal fenomeno mafioso: la nipote di Peppino Impastato, Luisa.  

Le visite al No Mafia Memorial di Palermo e poi al CIDMA (Centro Internazionale di Documentazione sulla Mafia e del Movimento Antimafia) di Corleone sono state più che una lezione della storia della mafia siciliana: le guide sono riuscite a trasmettere ciò che si prova quando nascere in Sicilia porta con sè il pregiudizio secondo cui, se sei siciliano, allora anche mafioso. Spesso tanti siciliani vogliono allontanarsi dalla propria regione, perché la mafia ha lasciato un solco profondo e indelebile nella storia della Sicilia. Infatti, sotto all’albero dedicato a Paolo Borsellino, una delle vittime più note della mafia, vi è la scritta: “tu che vieni a contemplare ricorda che: non tutti i siciliani sono mafiosi e non tutti i mafiosi sono siciliani.”  

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati che lottarono contro la mafia e per questo entrambi uccisi nel 1992,  sono divenuti in Italia il simbolo della lotta antimafia. I loro trucidi omicidi tengono vivo il ricordo della violenza e brutalità che ha reso la mafia ciò è stato e ciò che purtroppo può ancora.  

Un altro simbolo del movimento antimafia è senz’altro Peppino Impastato: nato in una famiglia mafiosa e sconvolto dalla morte dello zio, famoso boss di Cinisi, combatté contro la mafia per tutta la vita. Fu un attivista importante nel suo paese, al centro di molti progetti per i giovani per aiutarli ad allontanarsi dalla mafia. A soli trent’anni però, fu rapito e dilaniato dall'esplosione di una carica di tritolo posta sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Morì la notte del 9 maggio 1978. 

I giornali si fidarono delle prime ipotesi, ovvero che Impastato morì perché implicato nella preparazione di un attacco terroristico che per errore esplose prima del tempo. La verità sulla sua morte venne a galla solo grazie agli sforzi di sua madre, Felicia, che da quel giorno si dedicò completamente a far chiarezza e trovare i responsabili incriminati della morte del figlio. 

Abbiamo incontrato la nipote di Felicia, Luisa Impastato, classe 2000, attivista antimafia: ascoltarla è stata un’esperienza importante. Le vite di sua nonna Felicia e dello zio Peppino hanno lasciato un segno e ora lei è impegnata per tramandare, come terza generazione, “questa memoria oggi si traduce in impegno da parte di tanti che si fanno trascinare o si ispirano alle idee di Peppino per portare avanti le proprie pratiche di cambiamento e impegno sociale” 

La Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia ci ricorda ogni anno tutte le persone che hanno cercato di contrastare la mafia oppure chi non ha ceduto alle sue richieste o lusinghe. Dalle vite dei martiri della lotta antimafia dobbiamo imparare a non arrenderci mai di fronte ad un’entità violenta e ingiusta, ricordandoci che il suo potere nasce dalla paura collettiva. Dandoci coraggio a vicenda, la mafia non potrà mai accumulare forza. Infine, non bisogna mai smettere di imparare, perché la mafia fa leva sull’ignoranza. Mai smettere di lottare e soprattutto mai smettere di parlare.


parlate di mafia, parlatene alla radio, in televisione, alla radio. Però parlatene”.

Paolo Borsellino 

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